Le disposizioni anticipate di trattamento ed il gesto di assistenza infermieristica: quale valenza ordinistica e giuridica?

La legge 42/1999 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie”, al comma 2 – art. 1 recita: “Il campo proprio di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie … è determinato … nonché degli specifici codici deontologici”.

L’assegnare un ruolo specifico ad un documento poco conosciuto, quale il Codice Deontologico, è operazione perfetta per individuare quell’interessante quota di responsabilità derivata, anche positiva, sul buon esito dei propri atti. Si traccia, sostanzialmente, la figura di un professionista proattivo, pronto ad agire autonomamente, laddove le condizioni lo richiedano.

I codici di deontologia infermieristica susseguitisi nel tempo, dal 1960 al 2009, invitano nella lettura in prospettiva, ad inforcare un differente paio di lenti. Sin dalla prima versione, con un concetto che oggi suonerebbe arcaico: “Gli infermieri proteggono il malato…” viene espresso quel chiaro senso di advocacy, molto bene inteso nella letteratura e nei codici anglosassoni. La figura dell’infermiere come interprete ed “avvocato” dei bisogni della persona assistita, può essere determinante in questi contesti di cura.

La Bozza di Codice di Deontologia Infermieristica 2018, manifesta nella parte destinata al fine vita, una questione pregnante, quella del gesto assistenziale, in cui si racchiudono i sensi del percorso clinico assistenziale, anche nel momento dell’ora incerta, quella della fine. Nel raccogliere le volontà ultime, nel valutare scopi e limiti, attraverso il gesto, l’infermiere esprime le competenze non tecniche, essenziali per chi deve compiere il gran balzo che il Foscolo ci indica in una lettura in chiave di medical humanities.

Giurisprudenza Penale Web, 2019, 1-bis – ISSN 2499-846X