Profili di responsabilità infermieristica in un caso di amputazione dell’avambraccio da errata pratica infusionale in neonato prematuro

Il piccolo Agostino, lo chiameremo così, viene alla luce prematuramente (23 settimane di gestazione + 6), in un ospedale italiano, con parto gemellare. Il fratello, secondo nato, decede poco dopo. Le precarie condizioni di salute, correlate all’immaturità generale, impongono, tempestivamente e in modo continuato nel tempo, vari trattamenti intensivi e invasivi, sia da un punto di vista clinico che da quello infermieristico.

La responsabilità infermieristica nella «corretta applicazione delle prescrizione diagnostico-terapeutiche» (Decreto 739/94, art. 1, comma 3, lettera d) [1] deve necessariamente comprendere, anche alla luce della recente (e precedente) normativa in tema di responsabilità dell’esercente le professioni sanitarie, la conoscenza meticolosa delle tecniche, delle pratiche e dei rischi derivanti da quanto esperito in ottemperanza alle prescrizioni. L’importanza capitale di questo assioma è direttamente proporzionale alla complessità clinico-assistenziale della persona assistita.

In ambito normativo rileva particolarmente, rispetto a quanto sopra esposto, anche la piena autonomia professionale dell’infermiere (e, per estensione, di tutte le professioni sanitarie cosiddette “non mediche”) sancita con la Legge 42/1999, art. 1, comma 2, che definisce anche peculiarmente il campo proprio di attività professionale: «Il campo proprio di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie di cui all’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni e integrazioni, è determinato dai contenuti dei decreti ministeriali istitutivi dei relativi profili professionali e degli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e di formazione post-base nonché degli specifici codici deontologici, fatte salve le competenze previste per le professioni mediche e per le altre professioni del ruolo sanitario per l’accesso alle quali è richiesto il possesso del diploma di laurea, nel rispetto reciproco delle specifiche competenze professionali» [2]Nel setting assistenziale in discussione è ineludibile la necessaria e particolare competenza clinica da esperire in ordine alla gestione delle particolari e complesse prescrizioni diagnostico-terapeutiche in risposta ai bisogni di salute dei piccoli pazienti e, parimenti, queste competenze devono essere implementate e manutenute dalla formazione continua per mantenere il più contenuto possibile il margine di rischio clinico presente.

L’attribuzione di autonomia professionale e di conseguente responsabilità diretta dell’esercizio agito della professione infermieristica viene richiamata anche dalla Legge 251/2000, laddove, all’articolo 1, comma 1, si ripercorrono i parametri professionali di definizione dell’ambito specifico di responsabilità professionale: «Gli operatori delle professioni sanitarie dell’area delle scienze infermieristiche e della professione sanitaria ostetrica svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, alla cura e salvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali nonché dagli specifici codici deontologici ed utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza» [3].

Assodato il quadro normativo, nel caso in esame specifico si provvederà ad esaminare e argomentare in merito alla diligenza professionale infermieristica in relazione ai fatti che hanno portato all’amputazione dell’avambraccio destro di Agostino a seguito di infiltrazione extravasale di emocomponenti, equivalente, in termini di istolesività (pur con meccanismo diverso) allo stravaso di chemioterapici vescicanti.

Pratica Medica & Aspetti Legali 2018; 12(1): 15-20

https://doi.org/10.7175/pmeal.v12i1.1375